Archive for February, 2007

Privacy e e telefonate pubblicitarie

È da oltre 3 anni che come privato ho una linea telefonica ISDN. Essendo un po’ dentro al settore e comunque non proprio un pivellino, quando l’ho attivata sono stato attento a non consentire l’uso e la divulgazione del mio numero telefonico a scopi pubblicitari; il mio numero, ovviamente, non lo trovate sull’elenco.

Faccio notare che il mio numero non è mai stato sull’elenco e il consenso a ricevere telefonate pubblicitarie non è stato negato in un secondo momento: non l’ho proprio mai dato.

Sono poi stato attento a non dare questo numero a nessuno, a non metterlo come riferimento in nessun contratto e/o contatto di alcun tipo.

La cosa ha funzionato egregiamente: in più di 3 anni, mai una telefonata pubblicitaria, mentre amici e conoscienti sono continuamente bombardati.

Fino ad oggi. Oggi, una azienda, probabilmente Fastweb (mia moglie che ha risposto non ha capito bene), ha chiamato per farsi pubblicità. Ovviamente mia moglie è stata pronta a chiedere spiegazioni su come avevano ottenuto quel numero, ma sono stati molto evasivi e sentendola molto determinata a chiarire la cosa, hanno riattaccato senza spiegazioni.

Nota anche che non hanno fatto il numero per sbaglio o a caso, perché hanno chiamato mia moglie citando il cognome dell’intestatario della linea, cioè io (”Signora Barbieri”).

Ora cosa dovrei fare? A leggere in giro, citarli al garante, non sembra avere grandi effetti. Fregarsene, potrebbe essere rischioso. Star qui a rispondere a tutti quelli che chiamano per pubblicità e mandarli a quel paese, non mi da grande soddisfazione. Certo è che qualcuno, qui, ha barato e giocato sporco e mi piacerebbe non fargliela passare liscia.

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Nokia N800 ancora in riparazione

Purtroppo, dopo aver appena fatto in tempo a giocarci un paio di giorni e avermi entusiasmato, il Nokia N800 appena comprato era entrato in un loop infinito e mi aveva costretto a portarlo in assistenza.

Leggendo sui forum ho scoperto che forse (e dico “forse”) era un problema causato da busybox e non dal Nokia N800; poco importa: intanto l’ho scoperto dopo e in ogni caso essendo in garanzia, a scanso di equivoci, ho preferito farlo controllare all’assistenza.

Mi avevano detto che in 15 giorni sarebbe stato riparato. 15 giorni mi sono sembrati tanti: capisco che alcuni giorni siano persi per la spedizione in chissà quale centro di assistenza, ma o il difetto è riparabile in un paio di giorni o è meglio, per Nokia stessa, sostituire completamente l’oggetto, no? Comunque, me la sono messa via e ho atteso il tanto sospirato SMS che mi annunciava il ritorno dal centro di assistenza del Nokia N800.

Dopo 15 giorni, non vedendo arrivare nulla, chiamo per avere informazioni e scopro che l’aggeggio è nuovo, per Nokia Italia, percui l’hanno spedito in Finlandia. Vabbé dico io, poco male, quando tornerà? “Eh, ci vorrà un mese”

Un mese!

Il Nokia N800 mi serve per lavoro: se mi fai aspettare un mese (almeno un mese), allora non lo comprerò mai per lavoro e non lo consiglierò mai in ambienti professionali. Darmene uno sostitutivo temporaneamente, non se ne parla, anche perché manco l’avevano ancora visto l’N800 in assistenza.

Percui, purtroppo, sono piuttosto deluso dall’assistenza Nokia e dato che sono deluso pure dei suoi cellulari ultimamente, credo che non comprerà più nulla – dopo anni di fedeltà assoluta – da Nokia.

“E chi se ne frega”, direte voi, vero? Vero, dico io.

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Se non sai, perché scrivi?

C’è una cosa che mi da particolarmente fastidio dei giornalisti italiani: il fatto che scrivano, anche senza essere informati dei fatti o essere esperti in materia.

Ci sono pochi argomenti di cui conosco bene la materia per giudicare e tra questi c’è l’informatica, dato che è il mio lavoro. Quando vedo articoli come questo in cui è chiaro che il giornalista non ha la più pallida idea di cosa stia parlando e di cosa sia successo, mi arrabbio.

Perché mi arrabbio? Anche se un giornalista confonde i DNS con i Web server, non è un grosso problema, o se confonde hacker con pirata informatico, pazienza, ormai ci siamo abituati e non fa del male a nessuno.

Il vero problema è: quando parlano di questioni importanti, di politica mondiale, di eventi eccezionali, di problemi etici, di guerre e quant’altro, come faccio a fidarmi che sanno di cosa parlano o come faccio a credere che siano realmente informati sui fatti che raccontano? Non è che anche nella cronaca, nella politica, nell’economia, etcetera, mi raccontano un sacco di balle che però in questo caso non posso verificare o non ho sufficienti nozioni per confermare e/o smentire?

Che giornalismo triste.

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